Ok, come frase non è certamente il massimo e a tratti può apparire anche un po’ inquietante, ma queste cinque semplici parole rappresentano esattamente quella che è la situazione del mercato al giorno d’oggi. Lo si capisce in rete, nei vari blog che crescono come funghi, se ne discute nei podcast – oramai presenza fissa nei nostri smart phone – e lo si ascolta nei sempre più diffusi seminari rivolti alla comunicazione. Si prevedeva da tempo questa ondata di formatori che non ha tardato ad arrivare, portando nel continente una moda scoppiata parecchi anni fa negli States. Osserviamo con attenzione le nostre bacheche; si sono riempite di coach ed esperti del settore, soggetti – talvolta anche bizzarri – che, dopo aver guadagnato (a loro dire) una follia, rinunciano alla possibilità di godersi i propri averi, scegliendo invece di donare al popolo profano i propri segreti.
Certo, la strategia è quella giusta. Dopotutto chi potrebbe mai fidarsi di un disoccupato che ti promette di cambiare il mondo dalla propria cantina, allestita per l’occasione a ufficio di una multinazionale? E’ buffo però osservare quelli che asseriscono di vivere in Thailandia, ma ci appaiono più bianchi di uno svedese e scelgono di apparire davanti ad una parete.
Alcuni però sono veramente bravi e possono dare una vera svolta al tuo business.
Eh sì, perché sono passati tanti anni da quando un giovane ragazzotto americano sconvolgeva il mondo, pubblicando in rete la propria invenzione. Il suo intento era quello di fare colpo su qualche ragazza, non capendo che aveva appena messo in moto un meccanismo che sarebbe stato studiato da tutti i sociologi venuti in seguito. Pensare a quante coppie in meno si sarebbero sciolte e quanto tempo avremmo avuto in più se non ci fosse stato Facebook oggi è inutile, ma è sicuramente meglio comprendere come poter padroneggiare questo nuovo strumento, traendone vantaggi.
Dopotutto, era Marc Block che, già nella prima metà del ‘900, aveva concluso che l’uomo, prima di essere figlio di suo padre, è figlio del proprio tempo.
Con il prodotto di Zuckerberg si è affermato quello che viene definito il Web 2.0, un netto passaggio dalla semplice comunicazione verso una più complessa conversazione, dove non conta solamente esserci con un bel sito – fatto dal grafico di turno e indicizzato bene – ma anche e soprattutto il modo in cui l’azienda risponde prontamente a quelli che sono i bisogni e le richieste della propria clientela, che ora, grazie alla rete, ha il potere di diffondere con pochi clic la propria soddisfazione, ma anche le proprie lamentele.
Qualcuno ha tardato a comprendere questo processo, altri probabilmente non lo capiranno mai, ma oggi rappresenta una certezza il fatto che non conti più solamente l’immagine – il Brand aziendale – ma anche l’identità e la personalità dell’azienda stessa.
Studi condotti illustrano come ben l’85% delle decisioni che compiamo ogni giorno non siano così legate al cervello come penseremmo, bensì all’inconscio, quello spazio misterioso dentro di noi che ci ha sempre affascinato e che solo a partire dall’800 abbiamo iniziato a scoprire sempre più.
Le grandi aziende sanno bene quanto conti l’opinione che si nutre nei confronti del loro marchio. Le scelte che compiamo sono strettamente collegate all’idea che abbiamo del marchio stesso. Se di quel brand si parla bene e ne ho fiducia sono disposto a pagare di più, perché so che mi darà meno problemi, avrà un centro assistenza che in caso di bisogno funzionerà tempestivamente e la garanzia che mi offre è reale, so di poterci contare. Per anni il commercio si è fondato quasi esclusivamente su questo, quello che viene definitito il BRAND POSITIONING, ovvero il posizionamento del marchio all’interno del mercato. Tanti di quei venditori che ci contattano, soprattutto porta a porta, suonano i citofoni consapevoli che l’azienda che stanno rappresentando è motivo di fiducia, la stessa che gli garantirà l’attenzione in quello che ci mostreranno.
Il mondo però e vario e non tutti lavoriamo per la Philips o vendiamo BMW…
Il mercato si fa ogni giorno più difficile, l’offerta si è fatta sempre più ampia, mentre la richiesta – a seguito delle difficoltà che ben conosciamo – in tanti ambiti si è contratta, anche sensibilmente. Una volta esistevano delle mode che potevano essere cavalcate, localizzandosi in mercati di nicchia che garantivano non solamente una sopravvivenza, ma anche un capitale che sarebbe stato reinvestito in attività successivamente più remunerative. Oggi anche questo non funziona, dato che ad ogni spiraglio di mercato ci scontriamo con una ressa di persone pronte a sperimentare, anche a seguito della disoccupazione che ha afflitto questo paese.
Quando non si può contare sul proprio marchio – perché magari l’attività è giovane o è il mercato stesso che si sta sviluppando da poco – si deve puntare su altro: a quello che viene definito il SALES POSITIONING, ovvero il posizionamento che il venditore può raggiungere non attraverso quello che vende, ma tramite quello che ci può offrire, ovvero la professionalità, i valori e la propria esperienza. Oggi è questo che ti può distinguere dai tuoi competitors e che fa la differenza molto più di ieri.
E’ importante che tu lo capisca.
Di positivo c’è una meravigliosa sorpresa: lo strumento principale dove lavorare è grandissimo e completamente gratis. Saranno poi i social network a fare il resto. Se sarai bravo diffonderanno quelle tue capacità senza limiti.
Per far questo è fondamentale offrire una IDENTITÀ e una IMMAGINE che siano le più chiare possibile. Qualsiasi sia il tuo settore di competenza, devi assolutamente pianificare una strategia di vendita, e, se necessario, un restyling di quelli che sono i tuoi prodotti o servizi, dato che sarà la prima impressione a convincere inconsciamente il tuo acquirente, infilandogli nella zucca la convinzione che il tuo lavoro sia di qualità o meno.
IMMAGINE significa come si presenta la tua azienda, come i prodotti vengono descritti – se in maniera ricca, tecnica ed esaustiva – come appaiono alla vista e come sono organizzati.
IDENTITÀ significa invece essere fedeli ad un qualcosa, ad un valore o un ideale. Questo è importante, dato che in questo mondo di Bit siamo e saremo sempre più alla ricerca di un qualcosa di umano, in contrapposizione al virtuale e impersonale verso cui stiamo sempre più andando.
Cerca di porti a debita distanza dalla tua azienda o attività e prova ad osservare il tuo sito internet, la tua pagina Facebook, LinkedIn o quello che utilizzi… Cosa ti trasmettono? Compreresti qualcosa? Se la risposta è no significa che devi intervenire, salvandoti da quello che altrimenti sarebbe un triste epilogo.
Oggi in rete bisogna essere presenti, dato che non esserci significa non esistere.

