La giusta strategia per la tua azienda

Per capire che sei a tavola con un imprenditore, non c’è bisogno di fare domande. Il pasto è frugale, veloce per non perdere troppo tempo; tra le partite della domenica e la sua vacanza in Egitto si trova sempre il collegamento per tornare sull’ultima riunione; lo guardi farsi serio mentre ti scandisce lentamente i dettagli e infine ti fissa per accertarsi che siano ben compresi.

Diversamente dal tuo collega, non si parla solo di donne e del venerdì sera: il pensiero del lavoro torna ciclicamente e, ancor più della tematica, ti colpisce l’approccio. Non lo senti mai piangersi addosso e lamentarsi della crisi, di una situazione stagnante del settore o delle tasse. Lui ti parla di produttività. Bisogna produrre di più.

La parola prediletta è efficacia e qui potrebbe raccontarti aneddoti per ore.

Medici e psicologi, la causa principale delle gastriti di questi individui è tutta lì. La domanda che ripetutamente si fanno di notte, mentre con gli occhi sbarrati fissano il soffitto, è sempre la stessa: “perché l’azienda non decolla?!?”.

La grande differenza tra un imprenditore, e non, è proprio lì: il secondo ti parla di efficienza, mentre il datore di lavoro ti parlerà sempre di efficacia.

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Riesci a guardare la tua azienda dall’esterno?

Qualche anno fa, quando ero ancora all’università, una mattina fui spiazzato dalla domanda a bruciapelo da parte di uno dei miei professori. Mi fece riflettere, minando alcune certezze.

Domandò se il corso di laurea che stavo frequentando era di qualità, ed io non potei che annuire istintivamente, consapevole come lo sminuire il luogo in cui avevo trascorso più tempo negli ultimi anni equivaleva a mettere in dubbio non solo il piano di studi, ma di conseguenza la mia intera preparazione.

Il punto a cui voleva arrivare era semplice: nessuno poteva avere un’opinione chiara sulla validità di quel corso, a meno che non ne avesse seguito almeno uno in un differente ateneo.

Possiamo maturare un’opinione su un qualcosa che ci appartiene solamente quando la poniamo a confronto con qualcos’altro che conosciamo altrettanto bene. È proprio questa consapevolezza – che generalmente non si manifesta riassumendo il tutto con uno stringato meglio/peggio, ma che genera invece ragionamenti molto più articolati – che consente a colui che lo illustra di porsi come una figura autorevole, ricca di esperienze, sia positive che non. Continua a leggere “Riesci a guardare la tua azienda dall’esterno?”

I 5 più frequenti errori delle PMI

Anno nuovo ma vecchi errori per tante imprese medio piccole in Italia.

1 – Lean Production cosa sei?

La Lean Production (da non confondere con la Lead Generation, che è tutt’altro), è quella che viene definita la produzione snella, diffusa ampiamente grazie alla Toyota, che la utilizzò per superare i limiti emersi dalla produzione di massa Fordista. Il periodo era il secondo dopoguerra, ma, nonostante gli anni passati, ancora oggi non è stata ampiamente compresa da molte aziende, che ignorano i notevoli benefici che può apportare.

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A.P.E. Cosa sta succedendo?

Come era ampiamente prevedibile, il 2015 verrà ricordato come un anno di grande cambiamento per quanto riguarda il risparmio energetico all’interno degli edifici. La premessa si era manifestata lo scorso ottobre, quando, un po’ inaspettatamente, erano entrate in vigore nello stesso giorno della pubblicazione le nuove norme UNI TS 11300 “Prestazioni energetiche degli edifici” e, nello specifico, la revisione della parte 1, “Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale” e della parte 2, “Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale, per la produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per l’illuminazione in edifici non residenziali”. Continua a leggere “A.P.E. Cosa sta succedendo?”

Non esserci significa non esistere

Ok, come frase non è certamente il massimo e a tratti può apparire anche un po’ inquietante, ma queste cinque semplici parole rappresentano esattamente quella che è la situazione del mercato al giorno d’oggi. Lo si capisce in rete, nei vari blog che crescono come funghi, se ne discute nei podcast – oramai presenza fissa nei nostri smart phone – e lo si ascolta nei sempre più diffusi seminari rivolti alla comunicazione. Si prevedeva da tempo questa ondata di formatori  che non ha tardato ad arrivare, portando nel continente una moda scoppiata parecchi anni fa negli States. Osserviamo con attenzione le nostre bacheche; si sono riempite di coach ed esperti del settore, soggetti – talvolta anche bizzarri – che, dopo aver guadagnato (a loro dire) una follia, rinunciano alla possibilità di godersi i propri averi, scegliendo invece di donare al popolo profano i propri segreti.

Certo, la strategia è quella giusta. Dopotutto chi potrebbe mai fidarsi di un disoccupato che ti promette di cambiare il mondo dalla propria cantina, allestita per l’occasione a ufficio di una multinazionale? E’ buffo però osservare quelli che asseriscono di vivere in Thailandia, ma ci appaiono più bianchi di uno svedese e scelgono di apparire davanti ad una parete.

Alcuni però sono veramente bravi e possono dare una vera svolta al tuo business.

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